I
cittadini verso il Partito Democratico.
Campagna adesioni!
Democratici e socialisti, il futuro è l'Europa
pubblicato su Repubblica 13 settembre 2006

di PIERO FASSINO
Caro direttore,
la riflessione aperta da Repubblica sulle prospettive della sinistra e
del "socialismo" investe direttamente il nodo della collocazione europea e
internazionale del futuro Partito Democratico.
Non è questione irrilevante. Per qualsiasi partito - di sinistra, di centro, di
destra - la collocazione internazionale è un tratto della sua stessa identità.
Ciò è tanto più vero per un partito che vive in Europa, la cui vita è segnata
non solo dalle sue nazioni, ma dall'esistenza di un soggetto politico e
istituzionale sopranazionale - l'Unione Europea - che è e sarà sempre di più il
luogo, la dimensione, lo spazio entro cui ogni Paese deve pensare e costruire il
proprio futuro.
Lo stesso Trattato di Maastricht riconosce formalmente i partiti politici
europei e ne promuove ruolo e funzione perché l'integrazione europea richiede
soggetti che pensino e agiscano su scala continentale.
Dunque il Partito Democratico italiano non può nascere senza definire la sua
collocazione europea.
Lo può fare scegliendo tra due opzioni.
La prima è pensare che si debba costituire una nuova famiglia "democratica"
europea che si affianchi alle attuali famiglie politiche socialista, popolare,
liberale, verde. E' una strada impervia che la Margherita ha già tentato,
costituendo il Partito Democratico Europeo e riscontrando non poche difficoltà,
stante il numero esiguo dei partiti raccolti, la loro eterogeneità - alcuni di
centrodestra, altri di centrosinistra - e il loro relativo peso elettorale e
politico.
Un'altra strada pare a me più credibile. Ed è agire insieme alle forze
riformiste esistenti in Europa per costruire un più ampio campo progressista, un
centrosinistra europeo. Per farlo il primo e ineludibile passo è stabilire un
rapporto con la famiglia socialista: non per una adesione ideologica alla
socialdemocrazia, ma perché è quella oggi l'unica famiglia riformista presente
in tutti i paesi dell'Unione, con partiti di vasta rappresentatività elettorale
e politica e di consolidata esperienza di governo.
Il che non significa che in Europa non vi siano partiti riformisti di altra
ispirazione culturale, ma un più ampio campo europeo di centrosinistra non può
nascere a prescindere dalla famiglia socialista. Al contrario ne richiede il suo
pieno e attivo coinvolgimento.
Si rifletta su questo semplice dato: se Prodi viene invitato ad un incontro di
leader progressisti dei 25 paesi dell'Unione Europea si ritrova con 12 primi
ministri o vice primi ministri socialisti e 10 leader socialisti a capo
dell'opposizione nei rispettivi paesi.
Dunque un grande partito riformista italiano non può stare in Europa isolato e
non può che collocarsi nel luogo politico in cui si ritrovano le grandi forze
riformiste europee. E questo luogo oggi è innanzitutto la famiglia socialista.
Dopodiché è evidente che in quel luogo il Partito Democratico ci deve stare con
la sua specifica e peculiare identità di partito che nasce dall'incontro di
storie e culture riformiste diverse. Anzi, proprio in virtù di questa
originalità il PD italiano può offrire un contributo determinante alla
costruzione - insieme ai socialisti - di un campo di forze progressiste più
ampie, che via via configuri sempre di più un centrosinistra europeo.
D'altra parte liberiamo il dibattito da rappresentazioni caricaturali: i partiti
socialisti e socialdemocratici di oggi non sono quelli della II Internazionale,
ma grandi partiti di centrosinistra.
E' noto come Tony Blair abbia "aperto" il Labour a valori liberaldemocratici.
Gonzales prima e Zapatero poi rappresentano un socialismo spagnolo segnato dai
valori della modernità. L'Spd tedesca, la socialdemocrazia scandinava,
austriaca, olandese, hanno coraggiosamente rinnovato l'esperienza del welfare
facendola incontrare con le nuove sfide della flessibilità del lavoro, della
mobilità sociale, dell'ambiente e della vita.
E si può facilmente constatare che dentro quei partiti si ritrova il pluralismo
di idee che in Italia ha dato vita all'Ulivo.
Non solo, ma lo stesso Pse si pone l'obiettivo di un rapporto strutturato con i
Democratici americani, così come da tempo la famiglia socialista si è aperta a
relazioni con partiti di altri continenti che certo non vengono dalla esperienza
storica della socialdemocrazia.
Un incontro tra il Partito Democratico italiano e il socialismo europeo è,
dunque, oggi proponibile proprio perché sono maturati i processi culturali,
sociali e politici che hanno rotto antichi steccati e avvicinato culture e
idealità.
D'altra parte il Partito Popolare Europeo - nato per unire i partiti
democristiani del continente - si è aperto ai conservatori inglesi, a Forza
Italia, ai popolari spagnoli, senza pretendere la loro adesione al popolarismo.
Insomma: non si tratta di aspettare che il Pse cambi per aderirvi. Una forza
plurale e innovativa come il Partito Democratico segnerebbe di per sé una nuova
configurazione della famiglia socialista.
Si può discutere pacatamente di tutto questo senza ogni volta rinchiudersi nelle
dichiarazioni di fede ideologica?
Me lo auguro, perché penso che il Partito Democratico è una
necessità storica che tanto meglio eserciterà la sua missione muovendosi in un
orizzonte non solo italiano.
Consulta gli altri articoli della nostra rassegna stampa sul Partito democratico !

