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FASSINO, FRANCESCHINI E IL PARTITO DEMOCRATICO (18/10/06)

Scritto da P.N.

Il conto è presto fatto. All’auditorium della Tecnica di Roma ci sono 900 posti a sedere, quando Fassino e Franceschini entrano nella sala sono tutti occupati. Poi ci sono decine di persone in piedi, lungo le scale, nel corridoio. È fin troppo facile pensare che nel corso del pomeriggio di mercoledì scorso si siano avvicendate più di mille persone per ascoltare i rappresentanti dei due maggiori partiti che stanno per dare vita alla nuova formazione politica del partito Democratico.

E di questi tempi non è facile mettere assieme tanta gente per ascoltare, discutere, domandare. A richiamare iscritti ai partiti, militanti di associazioni e gente comune è l’”Ulivo per Roma” che ha iniziato un percorso originale per la costruzione del nuovo partito. Lo ricorda Pippo La cognata, parlando agli intervenuti prima dell’inizio della manifestazione. La prima di una lunga serie. Il dibattito inizia con l’elenco delle personalità e degli eletti dell’Ulivo presenti in sala. La parola passa a Roberto Gualtieri, dell’Istituto Gramsci, che ricorda le sfide che ha davanti a sé il centrosinistra, chiamato alla guida del Paese. La prima è quella di unire tutti i riformisti in un unico grande progetto. La nascita del partito Democratico per Gualtieri è un processo che non può prescindere dalla partecipazione attiva dei cittadini. È la volta delle domande ai due esponenti dei Ds e della Margherita, ed il primo a parlare è proprio un iscritto al partito di Fanceschini. Vittorio, collaboratore dell’”Istituto Sturzo” vuole sapere come si possano unire “tradizioni politiche e culturali divise da decenni”. Fassino risponde che quello che abbiamo intrapreso è l’inizio di un percorso, e accanto a molte questioni su ci sono divergenze, ce ne sono molte di più su cui si è d’accordo. Prima fra tutte l’idea di cambiare l’Italia, di realizzare profonde riforme che sappiano superare i noi irrisolti della società italiana. Ma il leader dei Ds affronta anche questioni aperte come la collocazione internazionale del futuro partito. Secondo Fassino questa non può non essere che nella casa dove confluiscono circa il 95% delle forze riformiste in Europa: dentro l’alveo del Socialismo europeo. Anche in questo caso si propone di avviare un processo che porti ad allargare i confini di questa formazione ad altre forze, “altrimenti una semplice iscrizione del Pd al gruppo Socialista in Europa avrebbe poco senso”. Del tema dell’allargamento parla Franceschini che ravvisa l’esigenza –in un mondo globalizzato- di andare oltre i confini europei e di guardare all’esperienza di altre forze di progresso, come i Democratici americani, per definire una collocazione internazionale del PD. Per trovare denominatori comuni ci vuole molta capacita’ di ascolto e volontà unitaria, “del resto –aggiunge Franceschini- se sui temi della bioetica siamo riusciti a mettere d’accordo Fabio Mussi e Paola Binetti”. Sale sul palco Daniela del Centro di iniziativa del XV municipio di Roma "Democratici Arvalia" e arrivano una serie di domande su militanza, donne, giovani e rappresentanza. Per Franceschini la nuova formazione politica non nasce per volontà di due partiti, Ds e Dl, ma è una necessità per il paese. “Una forza che si candida –aggiunge- a raccogliere un elettore su tre non può non guardare con grande attenzione ai giovani, alle donne”. Franceschini critica il modo con cui è stato riportato da alcuni osservatori il dibattito del seminario di Orvieto, riducendolo a una sorta di contrapposizione tra stati maggiori dei partiti e chi voleva aprire un processo alla società civile. Questa domanda per Fassino è la sponda per rivendicare la costanza di un lungo lavoro personale per rinnovare la politica. Il segretario dei Ds chiede in modo retorico alla platea: “ricordate dove si fecero nel 1985, per la prima volta in Italia, le primarie per scegliere i candidati di un partito?”. E risponde: “a Torino, per la scelta dei candidati del Pci al consiglio comunale. Il segretario della federazione del partito era il sottoscritto”. Aggiunge una serie di proposte innovative da tempo avanzate, come l’anno sabbatico per i politici, la limitazione dei mandati elettorali, le primarie obbligatorie. “Tutte proposte –conclude Fassino- che potrebbe trovare spazio nel nuovo partito”. A introdurre i temi caldi della finanziaria è Elena, una dipendente del ministero delle Attività produttive, ma con un passato al Commercio estero dove Fassino è stato ministro per tre anni. Come si può sconfiggere la cultura dell’evasione fiscale? Come si possono avviare riforme strutturali per lo sviluppo e abbattere la pressione fiscale? Fassino, dopo aver parlato con un pizzico di nostalgia gli anni passati al Ministero, “forse come quelli che ricordo con maggiore piacere” dice, sottolinea come molti dei provvedimenti più criticati della finanziaria per il reperimento di risorse non nascono da una volontà punitiva ma sono la pesante eredità di cinque anni di malgoverno della destra. “Basta pensare –ha spiegato Fassino- che secondo le linee tracciate da ministro Tremonti gli stanziamenti messi a bilancio per il 2007 per le Ferrovie avrebbero dovuto essere di 700 milioni di euro. Ebbene, per far camminare i treni –e non per pulire meglio le carrozze- sono necessari almeno 3 miliardi di euro. Potevano noi fermare i treni in Italia? O, come abbiamo fatto, avremmo dovuto cercare soldi rispettando gli obiettivi di equità sociale?”. Per Franceschini questa finanziaria non è un provvedimento blindato, è aperto a modifiche e miglioramenti. Una caratteristica del governo del resto è quella di mantenere sempre aperto il canale del confronto con le forze sociali. "L’opposizione deve un po' chiarirsi le idee –prosegue Franceschini- scegliendo se fare un'opposizione aprioristica, o invece cercare di collaborare come l'opposizione può fare, senza tradire il proprio ruolo, alla costruzione di scelte utili per il Paese. Quella emersa finora non una volontà di costruire ma soltanto di distruggere". Sul palco è la volta di Francesco che dichiara di non essere iscritto a nessun partito e di voler sentire dai due interlocutori come il partito Democratico riuscirà ad organizzare i cittadini-consumatori per dare slancio al processo delle liberalizzazioni avviato, contro gli interessi corporativi. Sulle liberalizzazioni il segretario della Margherita è netto: “abbiamo iniziato, bisogna farne di ben più, nell’interesse dei cittadini e del sistema-paese. Proseguiremo su questa strada, ovviamente discutendo con i soggetti che sono coinvolti”. Il segretario dei Ds aggiunge che “le misure del nuovo governo, hanno trovato favore e consenso tra la maggioranza dei cittadini. E' curioso –ha proseguito- che il centrodestra, che per anni ha finto una politica di liberalizzazione, oggi contesti queste scelte semplicemente perchè le facciamo noi».

Le ore venti, termine tassativo fissato per la fine del dibattito, si avvicinano (stasera gioca la Roma) ma c’è ancora spazio per una domanda. La rivolge Pino, sociologo, iscritto ai Ds della Rai, ed è rivolta ai temi della Comunicazione. Alla anomalia italiana del più potente detentore di mezzi di comunicazione che è anche capo di uno dei due poli, di una Rai paralizzata dai veti incrociati, di un centrosinistra incapace di comunicare, come si risponde? E ancora, il nuovo Pd riscoprirà la formazione, che è stata tanta parte delle principali tradizioni politiche che in esso confluiscono? Franceschini, dopo aver sottolineato le distorsioni del sistema italiano e i rischi reali per una democrazia compiuta, ha difeso il valore della proposta di riforma del ministro Gentiloni. Ha poi sottolineato che il nuovo partito deve riscoprire il valore della formazione, perché è così che si crea una nuova classe dirigente. “Del resto –prosegue- molti di noi, degli attuali eletti dell’Ulivo, si sono formati nelle scuole di partito. Che non erano accademie di indottrinamento, ma luoghi dove ricevere gli strumenti per decodificare la realtà”. Fassino si sofferma sui limiti di comunicazione che si riflettono anche sull’azione del Governo. “Comunichiano male –ammette- e non sempre la nostra azione è percepita in modo giusto dalla gente, basta vedere quello che sta accadendo per la finanziaria”. Fassino anche ha elogiato il progetto Gentiloni, una prima risposta alla anomalia italiana, e si è soffermato sulla Rai. L’azienda di viale Mazzini è un grande protagonista delle telecomunicazioni e della cultura, non solo nel nostro paese. “La politica –chiude Fassino- non si deve occupare delle nomine dei direttori, ma deve creare le condizioni perché la Rai torni ad essere uno dei principali attori del settore, in Europa e nel mondo”.Sono le venti in punto, il dibattito si conclude qui. In sala e fuori dall’auditorium capannelli di persone che commentano l’incontro. Tra soddisfazione, dubbi e voglia di fare.

 

Il documento "Verso il Partito Democratico" dei Democratici Arvalia 5 luglio 2006

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