Benvenuti nel Caffè Democratico
Chi siamo..Elettori ed eletti, giovani e veterani, uomini e donne, Ds e Margherita, non iscritti o iscritti ad altre formazioni del centro-sinistra, che hanno deciso di intraprendere un cammino, insieme.
Viviamo o lavoriamo nel XV Municipio di Roma ed il nostro obiettivo è:
- contribuire alla formazione del Partito Democratico, il partito nuovo che vuole e deve rispondere alle mutate esigenze, proponendo nuove forme di partecipazione, nella condivisione di obiettivi ed azioni; un partito che vuole e si deve basare sulla sinergia tra tutti i protagonisti della società, un partito che non vuole parlare di riformismo ma vuole essere riformista…;
- attuare, fin d’ora, una serie di azioni atte a favorire il dialogo tra tutte le forze sociali e le Istituzioni;
- promuovere un ruolo del cittadino come attore politico che partecipa e contribuisce alla definizione delle scelte e supporta la realizzazione dei progetti;
- sperimentare modelli nuovi, costituire un laboratorio di contenuti e metodi, favorire in particolare il coinvolgimento dei giovani, acquisire competenze e capacità adeguate;
Concretamente…
realizzare progetti, strutturare proposte, interagire al fine di favorire non solo la crescita dell’attivismo politico ma lo sviluppo di un territorio, Arvalia, un territorio che ci appartiene e a cui noi apparteniamo, un territorio che amiamo e che sta crescendo con noi e per il quale noi vogliamo crescere.


2 Comments:
Partito democratico: il dubbio della storia e la scelta dell'innovazione.
A dirla alla Bobbio potremmo ricondurre a questa sintesi tra vecchio e nuovo il nodo cruciale sulla costituzione del nuovo partito. Per chi è abituato a frequentare e a dibattere in una sezione il pd appare come un aborto della "sua" storia, di quel miscuglio ideologico di partecipazione comunitaria entro la quale si è protetti, rispettati sull'onta dell'opinione comune.
D'altro canto c'è una vena nuova, una speranza (usando un termine squallido per la politica) di innovazione capace di esulare l'agire politico dagli interessi particolari di questo o quel partito: capace, cioè, di partorire sintesi (inevitabili) per il paese, programmi di governo.
Il nuovo Partito Democratico il primo partito pluri identitario in Italia fondato sulla strategia riformista, non può che vivere come centrale il tema, la sfida culturale, del riconoscimento dell’irriducibilità diversità dell’altro come risorsa positiva e non come ostacolo.
Come percepiamo il concorrente politico interno e l’avversario politico esterno al partito?L’altro come tema culturale riguarda ciascuno di noi anche intimamente perché è profondamente radicato in noi l’immagine, il desiderio, la rabbia, la paura dell’altro.
L’approccio tradizionale anche nel centro sinistra sta nel considerare l’altro come un qualcosa anche di moralmente ed eticamente inferiore a noi. Questa abissale distanza “umana” dal nostro avversario non ci consente di cogliere nelle parole dell’altro quei nostri problemi, quelle lacune, quei limiti, che ci permetterebbero di arricchire lo sguardo che ci rivolgiamo allo specchio. Di più il disconoscimento dell’avversario ci rende più tollerabili gli errori nel nostro campo il che comporta una involuzione delle nostre posizioni. Il caso più lampante di queste dinamiche è la guerra fredda: con lo spauracchio della terza guerra mondiale USA e URSS dall’altra hanno consolidato il dominio nel proprio campo con arroganza come è successo a Praga o in Cile senza ricevere un adeguata risposta dagli stessi alleati pur non convinti di quei stessi mezzi. Generalizzando possiamo dire che lo spauracchio dell’avversario moralmente inferiore a noi e della sua estrema pericolosità tende ad irrigidire e consolidare le posizioni di potere interne al nostro campo. Caso evidente per me è Cuba: non solo gli amici di Castro ma purtroppo anche molti italiani sono disposti a concedere al dittatore cubano più di una giustificazione di fronte all’aggressione “cattiva” degli Stati Uniti verso la piccola isola caraibica. Del resto si tratta di idee vecchie come il mondo, ricordo sempre a questo proposito il vecchio adagio buddista che invita a considerare il propri avversari come grandi maestri da cui apprendere. Mi sembra che su questo punto ci sia molto da costruire per il PD, immagino vasti programmi di educazione alla politica,all’idea dell’altro, alla gestione del conflitto.
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