08 novembre 2007

IL PD che ancora non c’è..….

Partecipando ieri 6 ottobre 2007 presso la ex-sezione DS del Portuense alla riunione sul tema:Come costruire il PD a livello locale” ho avuto la sensazione che gli intendimenti più volte affermati , “vogliamo portare al nostro interno la voce della società civile” non corrispondano poi, nei fatti, alla realtà.
Gli interventi che si sono susseguiti, sono stati più sulla possibile organizzazione del nuovo soggetto politico (“meglio la tessera o un portachiavi?”) che non agli obiettivi “di vita quotidiana” e per la gente che questo partito si prefigge. Si è visto, e bene, uno scollamento tra gli interventi di alcuni politici “con la storia alle spalle” e le sacrosante critiche di quanti “dalla cosiddetta società civile” si sono affacciati, per la prima (e forse ultima volta), all’interno di un consesso politico.
In aria serpeggiava un sentore vagamente spocchioso, di qualcuno di “quelli impegnati sul serio” , invero assai poco disposti, a mio parere, a confrontarsi serenamente con “i nuovi arrivati” ed a recepire seriamente le istanze di coloro che si rivolgono con fiducia ma anche con qualche sacrosanta titubanza, al neonato soggetto politico.
Nonostante l’intervento di G.Paris (Presidente del XV Municipio) che ha cercato, invano per la verità, di alzare il livello della discussione, che in alcuni momenti ha assunto toni da assemblea condominiale, non c’è stato niente da fare. La platea si è via via smaterializzata, e io tra questi, uscendo dalla sala con la netta sensazione di non aver percorso neanche un metro in avanti sulla strada che dovrà percorrere il nuovo PD.Non si sono udite le domande che dovevano esserci , domande “politiche” in senso stretto, né tantomeno le proposte. Non ci siamo chiesti per quale società intendiamo batterci né quale sia il nostro modello di società ideale alla quale avvicinarci e come fare per raggiungere lo scopo prefisso. Al contrario ci si è incancreniti sulle diverse rappresentanti nelle diverse assemblee municipali, comunali, provinciali, regionali e così via. E’ emersa la difficoltà, peraltro già nota, di far convivere le architetture politiche mentali, sia pure di diversa provenienza, con le domande tanto semplici da apparire quasi ingenue di chi invece si augura di trovarsi, prima o poi, a contare qualcosa in una società, lo speriamo tutti, diversa da quella attuale.

10 novembre 2006

Il mio nuovo partito democratico

La costituzione del nuovo partito democratico somiglia ad un viaggio. Non un viaggio turistico dove si va, si vede poco e male e si torna a casetta. Questo viaggio ha come prerequisito l'adozione di un bagaglio scarso e particolarmente leggero e ha come obiettivo il raggiungimento di un paese sconosciuto, che è completamente in divenire.
E’ necessario affidare i propri bisogni e le proprie idee nell’impegnarsi nella costruzione di esso, senza dimenticare l'obiettivo finale che e' quello di ottenere un contenitore accogliente che funga da amplificatore delle esigenze di tutti coloro che al suo interno si riconoscono.
Ma solo questo non e' sufficiente.
Dal nuovo partito democratico, chiamiamolo pure così, anche se la definizione partito mi va stretta e mi appare particolarmente superata ed obsoleta, ci si aspetta il porre le fondamenta per una società più giusta, lontana dal palcoscenico fittizio e televisionaro a cui tanti governi precedenti ci hanno abituato, una società dove abbiano voce tutte le componenti , compresi i dimenticati dal Welfare.
Per procedere speditamente verso il luogo, sia pure ideale, desiderato e' necessario, a mio avviso, non ancorarsi ai propri ambiti di provenienza / appartenenza: partiti, associazioni o altro ma raccogliere e rinnovare le proprie energie nell’immaginare e disegnare ciò che si desidera ottenere poggiandosi solo su se stessi e sulle proprie idee, certo frutto del proprio cammino individuale e delle proprie esperienze.
Quindi mai trincerarsi dietro un "io rappresento Tizio o Caio” oppure “io provengo da…”, ma affermare con forza: "Tutti noi siamo in viaggio verso una ipotesi di un futuro diverso".


Maurizio Carletti

06 novembre 2006

Siamo di lotta e di governo

In riferimento alla manifestazione sul precariato organizzata da rifondazione comunista e dagli autonomi, posso dirvi quel che ho visto. Innanzitutto, i cortei si sono svolti in modo ordinato e corretto e le rivendicazioni non erano affatto contro il governo, ma semmai erano quesiti rivolti al centrosinistra tutto intero.
La legge biagi, ma io preferisco parlare di Decreto Sacconi, ha creato una situazione di precariato di massa, diffuso, che non permette di avere un minimo di prospettiva remunerativa. In molti casi si sta ai diktat delle aziende senza nessuna tutela, senza possibilità di pensare al futuro.
Che abbiamo studiato a fare ? Che ci sta a fare un governo di Sinistra se non tutela i giovani, i precari, le coppie di fatto e mi permetto di aggiungere di diritto, perchè ciascuno è libero di dire e fare quello che gli pare.
Non vogliamo nuove Commissioni, nuovi fondi, nuove elemosine date così, tanto per mantenere lo status quo. Dateci leggi, confermateci diritti. Il resto verrà da sè. Ecco le richieste di una manifestazione pro e non contro. L'unica affermazione contro ? Stop a prese in giro. Uno stato che non tutela i suoi giovani cittadini, non ha futuro.
In fondo chiediamo quel che dice anche Zapatero: "Un governo di sinistra, deve dire e fare cose di sinistra." Saremo esagerati ?

Finanziaria sì e Finanziaria no

In questi giorni c'è un continuo rincorrersi di voci sui vari possibili aggiustamenti di una delle finanziarie più controverse. C'è il rischio che non sia approvata, per il voto di fiducia e c'è la novità di una metodologia di calcolo fiscale che genera una complessità di gestione troppo onerosa per le PMI per non parlare delle imposte sugli immobili.
Ma ci sono due punti sui quali occorre sviluppare la nostra azione politica. La prima: questa è una finanziaria europea, ossia studiata ad hoc per rispettare i parametri di Maastricht fin dal primo anno di vita dell'esecutivo dell'Ulivo, il che è oramai divenuto "praticamente obbligatorio" vista la concorrenza dei paesi membri dell'Unione Europea.
Ma la vera novità è l'introduzione, anche in Italia, delle Zone Franche Urbane, ovvero di una zona speciale in cui la "pressione fiscale" viene diminuita per agevolare lo sviluppo. In Italia, si è scelta la creazione di un Fondo da destinare alle aree più disagiate, ma comunque si introduce, per la prima volta, questo strumento ampiamente utilizzato in Francia ed in Inghilterra.
Il punto è che anche il Municipio XV potrebbe usufruire di tali Fondi, se ci fosse una forte pressione politica in questo senso. Sappiamo che è una cosa molto difficile e che quest'anno sarà impossibile da ottenere, ma per il futuro, è una battaglia politica cha abbiamo il dovere di sostenere. Solo integrando le attività produttive con il mercato del lavoro del Quadrante Ovest potremo avere più posti di lavoro ed una prospettiva da dare ai nostri giovani.
Solamente puntando ad un "Fisco Equo e Solidale" possiamo pensare di realizzare quell'Idea di Città come luogo di Condivisione e di Accettazione di Valori Comuni nel pieno rispetto della dignità di ognuno.

04 novembre 2006

la comuntà un pittore e un medico

Come pensare ad un’idea di comunità all’interno della quale è possibile una comunicazione costruttiva? Come già successo nel passato nell’ambito dei partiti più tradizionali, il rischio che ci ritroviamo solo propaganda, un rito vuoto e alienante, un di più di rumore, e visibilità che sollecita consenso su un terreno su cui non si è ancora costruito nulla.
Come immaginiamo una comunità all’interno della quale collocare la nostra soggettività politica? Forse oltre che interrogarsi su come accogliere attori spontanei o da intercettare, si potrebbe riflettere sulle possibili relazioni che possono intercorrere tra questi, cosa si trasforma l’insieme della comunità sotto la spinta di queste relazion? La vecchia idea che ci sia un centro di cui io naturalmente faccio parte che “irradia” e una periferia intesa come uno sconfinata giungla da recuperare ad un più razionale utilizzo, neanche si trattasse di terra vergine da coltivare, è un idea, un modo di vedere lo sviluppo del consenso, piuttosto “vecchia “. Un mio amico pittore mi raccontava come nel quadro non cercava di dipingere la sedia o la bottiglia sul tavolo, ma si concentrava sull’aria che c’era tra quella sedia e quella bottiglia.
Lui voleva tenatare di cogliere nei rapporti cromatici e materici tra i diversi oggetti, quell’intuizione sulla luminosità dell’atmosfera che accendesse il suo sentimento profondo di appartenza.
Mi diceva un medico che oggi gli scienziati che studiano il cancro stanno spostando la loro attenzione sempre più dalla cellula allo spazio intermedio tra cellule, ai tessuti interconnettivi, al vuoto intorno, a quel campo di interdipendenza ricco di invisibili connessioni dal quale ci aspettiamo nuove e decisive informazioni sulla vita biologica nel nostro pianeta.
Sono convinto che se guardiamo al Partito Democratico come il vecchio scienziato guardava la cellula o l’inesperto pittore cercava la forma della sedia o della bottiglia, sarebbe come disegnare un cerchio su un foglio, metterci sopra un etichetta e riversarci dentro quante più cose ci vengono in mente.
Praticamente un delitto! Il pericolo è infatti accatastare parole e immagini per riempire quel cerchio da sventolare poi come una bandiera. Fino a che dal nostro fallimento dalla rabbia e dal rancore non si sveglierà qualcuno vestito di nuovo che si scoprirà più puro di noi e costruirà un nuovo cerchio dentro il quale inserire le stesse parole…
Essere insoddisfatti delle forme politiche attuali non significa avere già dentro i geni dei costruttori di futuro, si fa presto a darci pacche sulle spalle tra noi ma poi….
Costruire relazioni per noi è sicuramente qualcosa di più di uno sforzo di lavoro e di testimonianza è spazio di ricerca, movimento di idee e di persone. Qualcosa che ci può aiuatare a sentirci nuovi.


Stefano.

03 novembre 2006

Perchè ci siamo

In questi giorni, si è fatto un gran parlare sul futuro del Partito Democratico. Lo si farà, oppure no, quali sono le ragioni per farlo, quali quelle per cui non si debba fare. Le nostre ragioni sono solo una: il Municipio XV del Comune di Roma. Siamo favorevoli al Partito Democratico per una ragione banale: ci serve. Serve al territorio, serve ai partiti, serve alla gente. Sopratutto serve alla politica. Da quando è caduta la DC, il centro moderato, che non si riconosceva nel centro destra, ha sempre faticato a trovare una precisa collocazione politica. Per un certo periodo, quella collocazione è stato il Partito Popolare Italiano di Franco Marini, poi è divenuto la Margherita di Rutelli. Sono in molti a rimpiangere "la Casa Comune dei Moderati", ma pochi considerano quanti siano i veri moderati. La contrapposizione fra DC e PCI aveva un senso ideologico, quindi politico, perchè rifletteva lo schema di contrapposizione tra il blocco sovietico e quello americano. Oggi la contrapposizione si estende, in ambito internazionale, ad un ambito multipolare che vede sulla scena i paesi arabi, custodi dei petro-dollari, gli Stati Uniti, la Cina e il Giappone, la Russia e l'Unione Europea. In un mondo nuovo, occorre un soggetto nuovo, una politica nuova capace di dare al Centrosinistra quella prospettiva che gli manca dal un bel pò: "La strada che porta al domani" Quale sarà il futuro dell'Italia, dei suoi partiti, in una società che non è più quella che era negli anni 80 ° ? E' questa la domanda più importante. E la risposta può essere trovata solo tramite uno strumento nuovo: concepito e realizzato da e per un mondo nuovo. E anche un Municipio Nuovo. La complessità delle situazioni obbliga a trovare nuove soluzioni per problemi nuovi e sempre crescenti. Ecco perchè abbiamo deciso di aderire a questa iniziativa, perchè la "Strada che porta al Domani" passi da via della Magliana a Ponte Galeria. E' la scelta. Se essere spettatori, forse anche in prima fila, o essere attori, o magari registi, di un mondo che abbiamo la possibilità di costruire. Insieme.

02 novembre 2006

Benvenuti nel Caffè Democratico

Chi siamo..

Elettori ed eletti, giovani e veterani, uomini e donne, Ds e Margherita, non iscritti o iscritti ad altre formazioni del centro-sinistra, che hanno deciso di intraprendere un cammino, insieme.
Viviamo o lavoriamo nel XV Municipio di Roma ed il nostro obiettivo è:
- contribuire alla formazione del Partito Democratico, il partito nuovo che vuole e deve rispondere alle mutate esigenze, proponendo nuove forme di partecipazione, nella condivisione di obiettivi ed azioni; un partito che vuole e si deve basare sulla sinergia tra tutti i protagonisti della società, un partito che non vuole parlare di riformismo ma vuole essere riformista…;
- attuare, fin d’ora, una serie di azioni atte a favorire il dialogo tra tutte le forze sociali e le Istituzioni;
- promuovere un ruolo del cittadino come attore politico che partecipa e contribuisce alla definizione delle scelte e supporta la realizzazione dei progetti;
- sperimentare modelli nuovi, costituire un laboratorio di contenuti e metodi, favorire in particolare il coinvolgimento dei giovani, acquisire competenze e capacità adeguate;

Concretamente…
realizzare progetti, strutturare proposte, interagire al fine di favorire non solo la crescita dell’attivismo politico ma lo sviluppo di un territorio, Arvalia, un territorio che ci appartiene e a cui noi apparteniamo, un territorio che amiamo e che sta crescendo con noi e per il quale noi vogliamo crescere.