IL PD che ancora non c’è..….
Partecipando ieri 6 ottobre 2007 presso la ex-sezione DS del Portuense alla riunione sul tema:Come costruire il PD a livello locale” ho avuto la sensazione che gli intendimenti più volte affermati , “vogliamo portare al nostro interno la voce della società civile” non corrispondano poi, nei fatti, alla realtà.
Gli interventi che si sono susseguiti, sono stati più sulla possibile organizzazione del nuovo soggetto politico (“meglio la tessera o un portachiavi?”) che non agli obiettivi “di vita quotidiana” e per la gente che questo partito si prefigge. Si è visto, e bene, uno scollamento tra gli interventi di alcuni politici “con la storia alle spalle” e le sacrosante critiche di quanti “dalla cosiddetta società civile” si sono affacciati, per la prima (e forse ultima volta), all’interno di un consesso politico.
In aria serpeggiava un sentore vagamente spocchioso, di qualcuno di “quelli impegnati sul serio” , invero assai poco disposti, a mio parere, a confrontarsi serenamente con “i nuovi arrivati” ed a recepire seriamente le istanze di coloro che si rivolgono con fiducia ma anche con qualche sacrosanta titubanza, al neonato soggetto politico.
Nonostante l’intervento di G.Paris (Presidente del XV Municipio) che ha cercato, invano per la verità, di alzare il livello della discussione, che in alcuni momenti ha assunto toni da assemblea condominiale, non c’è stato niente da fare. La platea si è via via smaterializzata, e io tra questi, uscendo dalla sala con la netta sensazione di non aver percorso neanche un metro in avanti sulla strada che dovrà percorrere il nuovo PD.Non si sono udite le domande che dovevano esserci , domande “politiche” in senso stretto, né tantomeno le proposte. Non ci siamo chiesti per quale società intendiamo batterci né quale sia il nostro modello di società ideale alla quale avvicinarci e come fare per raggiungere lo scopo prefisso. Al contrario ci si è incancreniti sulle diverse rappresentanti nelle diverse assemblee municipali, comunali, provinciali, regionali e così via. E’ emersa la difficoltà, peraltro già nota, di far convivere le architetture politiche mentali, sia pure di diversa provenienza, con le domande tanto semplici da apparire quasi ingenue di chi invece si augura di trovarsi, prima o poi, a contare qualcosa in una società, lo speriamo tutti, diversa da quella attuale.


